
Poco dopo i 18 anni, decisi che dovevo andarmene da casa. Non c’era una reale motivazione. Non è che fossi dibattuto da chissà quali mistici turbamenti. Nessuno dei miei amici lo stava facendo. Non avevo un piano preciso se non un'immacolata esigenza di scavar fosse e ficcarmici dentro. In famiglia ero il secondo a farlo ma il primo era volato fuori dal nido a 21 anni. Dovetti superare più scogli mentali che pratici. Alla fine realizzai ciò che volevo. E non fu proprio come me l’ero immaginato. Bellissima esperienza per carità ma non esattamente quello che desideravo. Col senno di poi (quale?) e senza rendermene conto, ho scoperto di aver imparato moltissimo dall’essere solo. Per esempio che non ci può fidare esclusivamente di se stessi. Forse sono riuscito a sentire con più forza la necessità di raspare a fondo e in ogni direzione, di andare in profondità, di osservare in maniera meno disincantata ciò mi stava attorno e ad oltrepassare anche i limiti del lecito. Forse è proprio lo sguazzare nell’illecito che dovrebbe caratterizzare quell’età. Sebbene, in realtà, abbia fatto più cazzate quando il tetto che mi stava sopra la testa era quello della casa dei miei. Perciò non si può mai dire.
Mollare tutto per... Andare a vivere in un faro sulle coste della Bretagna o su una delle isole Aran a dipingere le onde che si infrangono sulle scogliere.
Mollare tutto per... Aprire il classico bar su una spiaggia caraibica o alle Mauritius. Classico? Ma c’è qualcuno che l’ha realmente fatto? C’è la leggenda di questo amico di un amico di cui si narra da tempo immemore – che poi sarà lo stesso amico del ragazzo morto in un incidente stradale. Quella storia dell’amico che è fuori città per qualche giorno. Quando rientra, sente 'sto ragazzo che dovrebbe essere morto, escono insieme, parlano del più e del meno bevendo qualche birra ecc. e a fine serata il fantasma lo accompagna a casa. Il giorno dopo si accorge di aver dimenticato nella sua auto il giubbino di pelle. Passa da casa sua per farselo restituire e la madre dell’amico, disperata, gli dice che è morto da giorni. Lui impassibile insiste che non è vero, che era con lui la sera prima. Di fronte a tanta stoica insensibilità la madre lo accompagna al cimitero dove – colpo di scena – sulla lapide del figlio c’è appoggiato il giubbino smarrito. Morale: di queste storie ne è pieno il mondo - bar sulla spiaggia compresi - eppure io di documentato non ho visto mai nulla.
Mollare tutto per... Diventare giardiniere municipale in una delle isole Galapagos (ammetto questo è un sogno che ho solo io).
Mollare tutto per... Viaggiare tutta la vita come se casa propria fosse ogni angolo del mondo (che poi, chi può realmente permetterselo non lo fa quasi mai ed io mi chiedo sempre perché)
Non so perché mi sono cacciato in questo labirinto ma è meglio che ne venga fuori subito perche l’elenco dei ‘mollare tutto per’ è quasi infinito.
Lunedì scorso ho assistito ad un concerto stupendo anche se non perfetto. Due grandi pianisti, Herbie Hancock e Lang Lang, hanno suonato accompagnati dall'orchestra sinfonica dell'Arena. Premetto che ascolto jazz solo ;D perchè è molto cool e fa tanto atmosfera ... nel senso che di solito quando infilo nello stereo "Kind of Blue" qualcuno capisce quali sono le mie intenzioni. Ecco perchè non è che lo ascolti molto :P. Anche la musica classica la ascoltavo molto di più da giovincello. Ma questi 2 suonavano as 1 ed è stato un immenso piacere godere delle loro virtuosistiche esecuzioni. Inoltre la loro versione di 'Rapsodia in Blue' di Gershwin è la più incredibile che io abbia mai sentito.
Sabato invece non sono riuscito ad andare a vedere i Placebo. Cioè siamo arrivati al Castello Scaligero in ritardassimo anche per trovare i biglietti … si insomma … allora ci siamo piazzati fuori con una coppa di gelato al pistacchio, panna cotta e ciocco menta. Ma non eravamo abbastanza in tempo per sentire “ … there are twenty years to go - a golden age I know - but all will pass, will end too fast, you know…”. Peccato perché eravamo una bella compagnia e trovo che l’ultimo disco spacchi anzichenò. E il castello di Villafranca è fantastico per i concerti. E avevo il piglio giusto per pogare. Infatti hanno fatto danni dentro. Già.
C’è questo dvd che sarà entrato dalla porta d’ingresso dentro la sua borsa della Fitness First, almeno 3 volte negli ultimi 15 gg. Senza mai infilarsi in nessun lettore fino a ieri. L’attore principale è lo stesso di “Across The Universe”. Poi ci sono Kevin ‘Kaiser Soze’ Spacey e Lawrence ‘Morpheus’ Fishburne. Mi aveva intrigato già sulla carta la storiella di questi nerd (in realtà non lo sono per niente), mezzi geni matematici del MIT, che “bringing down the house” … cioè fanno il culo ai casinò di Las Vegas, giocando a blackjack riuscendo a contare le carte. Lo scopo del gioco è fare o arrivare il più vicino possibile senza superarlo, 21. Tutto questo sommando le carte dove le figure valgono 10, l’asso 1 o 11 mentre le altre assumono il loro valore nominale. Quello che non sapevo è che anche in questo film il buon Jim Sturgess si fa trastullare come nel precedente (vabbè quelli erano i Beatles…) da una OST da paura. Dico roba come MGMT, Rolling Stones, Peter Bjorn And John, Mark Ronson con una song dei Kasabian, Moby, ecc. Il film non è un capolavoro ma si fa vedere in scioltezza.
21. Qualcuno, in un altro film, sosteneva che l’anima pesasse 21 grammi. Questo perché mettendo su una bilancia la stessa persona da viva e da morta (O.O nota: da verificare con qualche nemico) si registra una differenza di 21 grammi in meno. Magari è il peso dell’aria nei polmoni. Cioè magari uno muore con una scoreggia in canna ... all'anima sua! Non è molto poetico, ok! Penso che questa storia del peso dell'anima sia tutta una stronzata ma è comunque una stronzata affascinante.
E pensare che un vecchissimo gruppo rock recentemente passato da queste parti cantava "a million to one". Un milione di baci a uno a chi indovina. :)